Cambio ora

Ora legale: come influisce sul risparmio energetico

Le giornate si allungano sempre di più e il cambio dell’ora è finalmente arrivato, segnando l’inizio di una nuova stagione. Nella notte tra sabato e domenica, con l’entrata in vigore dell’ora legale, le lancette dei nostri orologi si sono spostate in avanti di un’ora.

L’ora legale, adottata per la prima volta nel 1916 come misura di guerra e in via definitiva in Europa nel 1996, è stata ideata allo scopo di massimizzare la luce naturale disponibile in base alle attività umane, riducendo i consumi nazionali. Durante la Prima guerra mondiale, Austria e Germania lo fecero per prime, per risparmiare carbone, seguite dal governo inglese che istituì il British summer time. Anche in Italia l’ora legale è scattata per la prima volta come misura di guerra nel 1916. Dal 1996, infine, è diventata obbligatoria per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea (o quasi).

Non tutti però sanno che molti Paesi del mondo non aderiscono a questa pratica.

La maggior parte dell’Africa non adotta l’ora legale, che è in uso solo nelle Isole Canarie, in Marocco e Namibia. Nemmeno le isole Seychelles e Mauritius, come la maggior parte dei Paesi dell’Asia, applica la Convenzione; invece in uso nella maggior parte del Nord America e negli Stati Uniti d’America, eccetto Arizona, Hawaii, Porto Rico, Isole Vergini, Samoa Americane, Guam, Isole Marianne Settentrionali.

Il passaggio all’ora legale ci ha portato a dormire un’ora in meno, ma allo stesso tempo permetterà di sfruttare quell’ora in più di luce per risparmiare corrente nei mesi seguenti, con un notevole taglio sulla bolletta.


Una minor richiesta energetica ha impatto anche sull’ecologia, traducendosi in un grande risparmio di emissioni di anidride carbonica


Secondo Terna (grande operatore di reti per la trasmissione dell’energia), grazie all’alternanza ora legale-ora solare, nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2017 l’Italia ha risparmiato 567 gigawattora (GWh), valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 320mila tonnellate e pari al fabbisogno medio annuo di oltre 200mila famiglie, con un risparmio complessivo pari a poco più di 110 milioni di euro.
Secondo i dati di Assoelettrica (Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche), cumulando i margini realizzati nel corso degli anni, dal 1996 al 2013, si è risparmiato più di un miliardo di euro.

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