Bioplastica come nemica del petrolio

La bioplastica è un tipo particolare di materiale plastico, derivato da materie prime rinnovabili, biodegradabile e riciclabile. Il tempo di decomposizione dipende principalmente dai materiali da cui viene ricavata, ma è pur sempre un gran traguardo contro i tantissimi anni previsti dalle materie plastiche sintetiche derivate dal petrolio.

Proprio come per queste, le sue applicazioni sono numerose. Le aziende interessate a questo materiale sono quelle automobilistiche (Mazda, Mitsubishi e Ford) per l’arredo interno del veicolo, cavi o altri rivestimenti, e quelle del settore agricolo e tessile.

I tipi di bioplastica diffusi sul mercato sono numerosi e vengono classificati in base al materiale da cui vengono ricavate, per esempio:

  • colture alimentari (amido di mais, grano e patate);
  • bioplastiche biodegradabili per API (applicazioni plastiche industriali);
  • dagli zuccheri;
  • a base di cellulosa;
  • dagli scarti della lavorazione di pomodori o banane.

Numerosi sono anche i suoi vantaggi. Oltre a quelli già citati come biodegradabilità e riciclo, può vantare minori emissioni di fumi tossici nel caso di incenerimento, riduzione degli oneri di gestione dei rifiuti ed è utilizzabile nel packaging alimentare.

Per poter garantire un futuro a questa soluzione ecocompatibile è necessaria però la collaborazione di tutti. I cittadini devono smaltirla correttamente e le aziende devono fare in modo che arrivi in sistemi di compostaggio adeguati al suo smaltimento.

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